Percezione del pericolo e pandemia

rischio pandemia

Quando veniamo interessati da eventi di particolare gravità ad impatto mondiale, come quello a cui oggi stiamo assistendo con il famigerato Corona Virus, è inevitabile che tra le persone si scatenino comportamenti contrastanti che, talvolta, possono assumere caratteristiche di tipo fobico.

La scienza, ormai da molti anni, indaga tali fenomeni per capire se la gente reagisca in relazione ad una reale consapevolezza del rischio o semplicemente in base alla paura, esacerbata dall’immaginazione che tali eventi scatenano nella mente.

 

Come percepiamo realmente il rischio?

ansia paura

Si tratta di un processo cognitivo che può essere di tipo soggettivo o oggettivo.
Nel primo caso, si può provare paura anche di fronte a rischi non reali sovrastimando il pericolo o, viceversa, sottovalutandolo, mostrando di non aver paura di rischi che, invece, andrebbero temuti.

Il rischio oggettivo è dato, invece, dal rapporto tra la probabilità che un evento si verifichi e la sua effettiva gravità, nella reale considerazione di ciò che può accadere, indipendentemente da quelli che sono timori non legati a condizioni fattuali.

Quando le persone devono decidere come comportarsi di fronte ad un pericolo, spesso non ragionano in base al rischio oggettivo. Ma giudicano e si comportano in base a processi di pensiero intuitivo governati da processi affettivo emozionali, che portano ad una distorsione nella percezione del rischio (Slovic, 2000).

Un esempio spesso riportato da chi si occupa di questo argomento, è quello della paura dell’aereo. Sebbene si tratti del modo più sicuro di viaggiare, molta gente ne ha paura, preferendo stare al volante che godersi spensieratamente un bel volo; e ciò, nonostante il numero di incidenti aerei non sia minimamente paragonabile per frequenza, a quello degli incidenti stradali.

La percezione del rischio dipende dal grado di controllo soggettivo che una persona ritiene di avere sulla possibilità del verificarsi di un evento (“paradigma psicometrico” Fischhoff, Slovic, Lichtenstein, Read e Combs, 1978; Slovic, Fischhoff e Lichtenstein, 1980). Si tratta di una distorsione cognitiva legata all’illusione del controllo che ci fa sovrastimare la nostra capacità di controllare gli eventi grazie alle nostre performance (Ellen Langer 1975).

Alcuni fattori, come la risonanza mediatica data a certi avvenimenti, contribuiscono a farci sovrastimare la probabilità di un evento come maggiore rispetto a quello che non sia nella realtà.

Fattori che possono accentuare la percezione del rischio e la distorsione cognitiva

Il primo fattore, denominato “dread risk” (rischio terrificante), fa riferimento ad aspetti riguardanti il potenziale catastrofico dell’evento, la gravità delle conseguenze, la paura e lo scarso controllo personale (Slovic e al., 1980; Vlek et al.1981; Rumiati e Savadori, 1999).

Il secondo fattore, denominato ”unknown risk” (rischio sconosciuto) è legato al carattere di novità dell’evento rischioso, alla non conoscenza, alla non osservabilità delle conseguenze del rischio stesso, al differimento nel tempo dei possibili effetti dannosi che possono produrre squilibri dagli esiti imprevedibili e sconosciuti (Burns, Slovic, Kasperson, Kasperson, Renn e Emani, 1990).

Entrambi questi fattori implicano la dimensione dell’assenza di controllo e di volontarietà nell’esposizione e questo aumenta la percezione di gravità del rischio.

Il terzo fattore è associato all’ampiezza del rischio, ossia al numero di persone esposte.

Tutti i fattori elencati, sono fonte di distorsione delle stime che conducono a sovrastimare la probabilità di alcuni eventi rischiosi piuttosto rari, ma a elevato impatto mediatico, (come nel caso della BSE morbo della mucca pazza), e a sottostimarne altri più ricorrenti e al cui accadimento siamo maggiormente abituati, come gli incidenti stradali e le malattie cardiovascolari (Van der Velde, Van der Pligt e Hooijkaas,1994; Kasperson, Renn, Slovic, Brown, Emel, Goble, Kasperson e Ratick, 1988).

Un’ulteriore fonte di distorsione della valutazione del rischio è rappresentata dal cosiddetto “bias ottimistico”, ossia la tendenza a sottostimare la probabilità personale di incorrere in un evento negativo.

Come sostengono Savadori e Rumiati, (2005, pag. 73) questa distorsione enfatizza la probabilità che un qualcosa possa accadere ad un altro e minimizza la probabilità che possa accadere a noi.

Con le prime vittime italiane del coronavirus e i casi di contagio anche nel nostro Paese è scoppiata la fobia.
La comunità medico-scientifica mondiale sta lavorando alacremente per trovare una cura, con una mobilitazione che ha pochi precedenti nella storia. Tutto questo in poco più di un mese e a fronte di un bilancio di decessi che non è neanche lontanamente paragonabile a quello di cause di morte di altro tipo. Solo in Italia per esempio l’inquinamento dell’aria è la causa di circa 80 mila decessi l’anno (Aea).
Ma non c’è stata una reazione altrettanto forte. Perché?

Perché, come abbiamo visto, la percezione dei rischi è un fenomeno molto complesso che prende forma in base al vissuto e alle credenze delle persone e innesca reazioni che non sono proporzionate al fenomeno.

Perchè il Governo ha adottato misure così restrittive e urgenti che impattano sulle nostre abitudini quotidiane?

pericolo pandemia ansiaLe misure urgenti adottate col Decreto Ministeriale di questi giorni, rispondono alla necessità individuata e voluta dall’OMS già dal 2003, con i focolai di influenza aviaria da virus A/H5N1, quando ci si è resi conto che era necessario mettere a punto un piano pandemico per i casi (non poi così remoti) in cui si fossero verificati rischi di pandemia influenzale.

Il Piano si sviluppa secondo le sei fasi pandemiche dichiarate dall’OMS, prevedendo per ogni fase e livello, obiettivi ed azioni.

Obiettivo del piano

Rafforzare la preparazione alla pandemia a livello nazionale e locale, in modo da:

  • identificare, confermare e descrivere rapidamente casi di influenza causati da nuovi sottotipi virali, in modo da riconoscere tempestivamente l’inizio della pandemia;
  •  minimizzare il rischio di trasmissione e limitare la morbosità e la mortalità dovute alla pandemia;
  • ridurre l’impatto della pandemia sui servizi sanitari e sociali ed assicurare il mantenimento dei servizi essenziali;
  • assicurare una adeguata formazione del personale coinvolto nella risposta alla pandemia;
  • garantire informazioni aggiornate e tempestive per i decisori, gli operatori sanitari, i media ed il pubblico;
  • monitorare l’efficienza degli interventi intrapresi.

Fondamentale è, in casi di questo tipo, una corretta comunicazione e informazione, che deve impedire la diffusione del panico e consentire la gestione razionale di situazioni di emergenza, con lucidità e prontezza d’azione.

Quando la popolazione percepisce il rischio in modo più chiaro, le misure di tutela attuate dagli organi sanitari, risultano maggiormente efficaci.

La conoscenza: un rischio nuovo fa più paura e quello di oggi è stato imposto sulla scena come un virus del tutto sconosciuto e senza rimedio. Un rischio per cause naturali fa meno paura di uno provocato da qualcuno, e le teorie complottiste aumentano la sensazione di disagio.

La fiducia: se si ha fiducia in chi gestisce il rischio, non lo si percepisce così alto. Ma in questo caso voci contrastanti e spesso non veritiere, possono minare la credibilità delle istituzioni sanitarie. E se si perde la fiducia è difficilissimo riconquistarla.

Per questi motivi il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi è intervenuto, parlando di “Percezione del rischio distorta, invitando la popolazione a Fidarsi solo delle comunicazioni ufficiali “.

percezione rischio panicoUn atteggiamento psicologico valido può supportare non solo chi lo attua ma anche gli altri.
Una comunicazione ben articolata e chiara, può aiutare la collettività a capire ed affrontare il problema, evitando lo sviluppo di condizioni di panico che, non solo sono quasi sempre del tutto ingiustificate, ma aumentano il rischio perché portano a comportamenti meno razionali e ad un abbassamento delle difese, anche biologiche, dell’organismo.

E’ bene, quindi, affidarsi ai dati e alle comunicazioni diffuse dalle autorità pubbliche e alle indicazioni di cautela e prevenzione in essa contenute.
Non cercare di placare l’ansia inseguendo informazioni spesso amplificate ed incontrollate, eccessivamente allarmistiche.
Ricordare che l’eventuale esposizione al virus non è sinonimo di malattia, che la contagiosità non equivale alla reale pericolosità per la salute umana, che esistono indicazioni pratiche per ridurre il pericolo.

Avere timori e paure è normale ma l’ansia generalizzata, l’angoscia o il panico, non aiutano e sono controproducenti.

Un atteggiamento psicologico valido può aiutare non solo chi lo attua ma anche gli altri, innescando un circuito virtuoso, e aumentando il “quoziente di resilienza” dei singoli, della famiglia, della comunità.

Piccoli Consigli pratici

  • evitare di sentire la necessità di essere costantemente aggiornati sull’evolversi della situazione. Informatevi ma non in modo ossessivo e soprattutto considerate solo le fonti attendibili (NO alle fake news!);
  • provate a distrarvi con attività piacevoli: tenere un diario dove scrivere le proprie emozioni e/o pensieri può essere molto utile così come disegnare O ascoltare bella musica. Gestirete sicuramente meglio l’angoscia;
  • se vi sentite sopraffatti dalla paura e non avete modo di essere subito supportati da un professionista, mettetevi in un luogo tranquillo e rilassante, concentratevi per un po’ sul vostro respiro e fatevi “invadere dalle emozioni” senza rifiutarle o allontanarle. Vedrete che le emozioni come arrivano vanno via. E non domineranno a lungo la vostra mente;
  • abbiate fiducia nella capacità del sistema di ricerca mondiale, che, anche grazie alle tecnologie oggi disponibili, sta lavorando al vaccino.
    Presto troveremo il modo per superare anche questa grave situazione.

Se tutto questo non vi basta, non esitate a chiedere l’aiuto di un professionista. Ne trarrete beneficio per voi e per chi vi circonda!

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