La mia ossessione: il cibo

Una classe di gravi disturbi psicologici, attualmente in costante aumento, è quella dei Disturbi Alimentari e della Nutrizione anche conosciuti come Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).

La società in cui viviamo oggi da un lato ci spinge a perseguire il Mito della forma perfetta e dall’altro ci invita ad acquistare e consumare smodate quantità di cibo.

Il cibo è ovunque.

Le pubblicità, i social e intere trasmissioni televisive sono dedicate a programmi culinari, che mettono il focus sul cibo.

Ma, in modo anche un pò paradossale, gli stessi canali di informazione ci bombardano di messaggi legati alla perfezione del corpo, coltivando in noi il desiderio della bellezza fisica e dell’avvenenza sessuale e focalizzando l’attenzione in modo ossessivo nell’ottenimento di un corpo che rientri il più possibile in certi canoni di bellezza: magro e sensuale per le donne e scolpito e muscoloso per gli uomini.

Chi non rientra in questi parametri di bellezza socialmente condivisi, viene guardato con ostilità e supponenza, talvolta anche in modo derisorio. Questo fa sì che pian piano il soggetto, iniziando a percepirsi “sbagliato”, può sviluppare comportamenti patologici allo scopo di adeguarsi a quegli standard vissuti come modelli da imitare a tutti i costi.

Una vita troppo frenetica

Va ricordato che il nostro stile di vita sempre più frenetico, ci porta a mangiare velocemente a tutte le ore (anche davanti al pc o alla tv) senza considerare la qualità del cibo e spesso sacrificando l’attività sportiva.

Tutto ciò, influenza negativamente l’individuo, determinando la comparsa di veri e propri disturbi che sono definiti: disturbi del comportamento alimentare (DCA).

Si tratta, come dicevo, di serie patologie mentali che, spesso, possono portare al suicidio o alla morte per le gravi conseguenze fisiche provocate dagli errati comportamenti alimentari e dalle importanti alterazioni ponderali (eccessivo dimagrimento, obesità).

Sebbene i disturbi ancora più diffusi siano l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa, oggi ci confrontiamo anche con nuove patologie tra cui Il Disturbo dell’alimentazione incontrollata (Binge Eating) e l’obesità.

Tutti i Disturbi dell’Alimentazione, condividono alcune caratteristiche fondamentali:

  • un rapporto alterato e distorto col cibo (caratterizzato da preoccupazioni, credenze, ossessioni e ansie)
  • un’attenzione ossessiva nei confronti del proprio peso
  • distorsione della propria immagine corporea (“L’immagine corporea è l’insieme di percezioni, pensieri ed emozioni che una persona esperisce riguardo al suo corpo”. Grogan,2008)
  • la messa in atto di comportamenti finalizzati al controllo del peso
  • una profonda incapacità di gestire il proprio mondo interiore e, in particolare, le emozioni negative
  • problemi relazionali

Tutto ciò ha delle ripercussioni sulla vita del soggetto e ne compromette le normali attività quotidiane: si arriva spesso ad evitare di mangiare in pubblico e allontanarsi dagli amici per paura di essere giudicati e per senso di vergogna.

Mangiare per non sentire la tristezza, la rabbia, l’ansia: un circolo vizioso

A chi non è capitato di sentirsi triste e rifugiarsi nel barattolo di nutella?

Nei soggetti affetti da un disturbo alimentare succede più o meno questo: la cioccolata dà un’immediata gratificazione, che si trasforma in un segnale per il cervello che tenderà a creare uno schema automatico.

In presenza di un’emozione negativa, per sentirsi meglio, si ricorrerà alla cioccolata senza neanche pensarci.

Lo stimolo (emozione negativa) che non aveva niente a che fare con la fame, è così associato al cibo, capace di creare piacere o sollievo. Questo può generare un problema che può assumere i contorni di quella che è definita “fame emotiva”. 

Gli stati psicologici ed emotivi negativi (ansia, tristezza, rabbia, depressione, paura) fanno perdere il controllo del comportamento alimentare.

Il cibo diventa uno sfogo per alleviare lo stress emotivo e un mezzo per regolare le emozioni.

Si crea però un pericoloso circolo vizioso perchè il cibo, ricercato per tranquillizzarsi, diventa fonte a sua volta di altri turbamenti psichici – senso di colpa, vergogna, paura di ingrassare, senso di fallimento, perdita del controllo – che lo riportano a cercare nuovamente cibo, nella speranza di sentirsi meglio.

A che età ci si ammala?

L’insorgenza dei disturbi (soprattutto in riferimento ad anoressia e bulimia) è prevalentemente da rintracciarsi nell’adolescenza e nella prima età adulta.

Oggi, però, il fenomeno, che continua ad essere monitorato e studiato dalla scienza, è diventato trasversale. Disturbi alimentari si riscontrano, indipendentemente dal sesso, anche nella pre-adolescenza (8/10 anni con una grave minaccia per lo sviluppo psicofisico normale) e durante tutta l’età adulta (soprattutto quando si parla di binge-eating e obesità).

I dati forniti dal Ministero della salute e dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sono allarmanti perchè riferiscono di un fenomeno in costante crescita. In Italia circa 3 milioni, le persone che convivono con questi disturbi (escludendo i dati che si riferiscono all’obesità infantile e adulta).

Sintomi e segnali

Gli individui che soffrono di Disturbi del Comportamento Alimentare possono manifestare diversi sintomi:

  • Diete rigide
  • Saltare i pasti, ridurre le porzioni o escludere alcuni cibi
  • Costanti fluttuazioni di peso;
  • Ossessione per le calorie, i grassi o il cibo in generale e comportamenti rituali legati a questo;
  • Alternanza di abbuffate e digiuni;
  • Evitamento\isolamento sociale;
  • Depressione, ansia, irritabilità;
  • Comportamenti compensativi dopo l’assunzione del cibo come vomito, uso di farmaci e eccessiva attività fisica
  • Controllo continuo del proprio corpo, toccandosi varie parti del corpo (pancia, cosce, verificando con le dita lo spessore del grasso)
  • Pesarsi più volte al giorno oppure non pesarsi mai
  • Affermare di essere e/o sentirsi grassi

Come curare i disturbi alimentari: il trattamento

Un adeguato trattamento, messo in atto tempestivamente, può essere altamente efficace per molte delle specifiche patologie che rientrano in questa categoria.

Sebbene soffrire di un disturbo del Comportamento Alimentare sia sconvolgente per la persona che ne è affetta – perché tutto inizia a ruotare intorno al cibo e il soggetto tende a trovare difficile anche cose normali come uscire con gli amici – solo una piccola percentuale chiede aiuto e quando lo fa è solo dopo molti anni dall’insorgenza della patologia.

All’ inizio, infatti, non si ha piena consapevolezza di soffrire di una malattia e si ha la convinzione di poter riuscire a gestire tutto.

I disturbi del comportamento alimentare per le loro caratteristiche e complessità, richiedono un approccio terapeutico complesso che non può che passare dalla collaborazione di molte figure professionali: un’equipe fatta di psicologi, medici (pediatri, endocrinologi, cardiologi, psichiatri), biologi/nutrizionisti e sempre più spesso, personal trainer che devono supervisionare le eventuali malattie intervenute, indicare piani alimentari e di allenamento corretti.

Il percorso psicologico che propongo

Nella mia attività ho dato particolare attenzione al trattamento di questi disturbi, anche a causa della crescente richiesta di aiuto. Lo scopo è aiutare chi vive il proprio rapporto col cibo con ansia e preoccupazione a ritrovare un equilibrio interiore che si trasformi in uno stile di vita più consapevole, salutare ed appagante.

Il mio percorso formativo non si ferma mai. Continuo a tenermi aggiornata e questo mi ha permesso di scegliere tra i tanti proposti, dei percorsi e delle tecniche molto efficaci per aiutare i miei pazienti.

Il percorso che propongo è così strutturato:

  • valutazione (3-4 incontri di 1 ora una volta la settimana)
  • percorso individuale (25-30 sedute di 1 ora, una volta a settimana)
  • eventuale terapia di gruppo con altre persone che condividono lo stesso problema e, laddove possibile, un percorso familiare per creare una rete di sostegno e sensibilizzare la famiglia all’importanza del supporto emotivo del soggetto interessato.

Nel corso della valutazione (2-3 incontri), con un’attenta raccolta di informazioni, verrà fatta un’analisi approfondita delle abitudini alimentari, delle reazioni emotive e delle convinzioni riguardanti il cibo e il corpo che accompagnano il paziente; sempre tenendo presenti gli specifici bisogni del soggetto, si valuteranno le dinamiche psicologiche che sono alla base del problema.

Una volta definito il problema, si procederà alla Restituzione in cui si parlerà delle trappole emotive e mentali e dei blocchi che rendono impossibile seguire uno stile alimentare e comportamentale salutare e alla proposta dell’obiettivo da raggiungere.

Se si raggiunge l’accordo sull’obiettivo, si procede con il trattamento del disturbo.

Il numero degli incontri è orientativo. Ogni persona è unica e ha suoi modi specifici di approcciarsi alla vita e ai problemi. Questo, unito al fatto che ogni disturbo alimentare ha una sua evoluzione specifica, può far variare sensibilmente, in misura maggiore o minore, il numero delle sedute.

Si lavorerà per sradicare gli schemi di pensiero interiorizzati e automatici, sostituendoli con dei nuovi schemi di pensiero, in cui il soggetto metterà in discussione alcuni convincimenti e potrà gestire meglio e in modo più funzionale le proprie emozioni, non più reagendo agli stimoli ma rispondendo in modo consapevole.

Tra gli strumenti che utilizzo, un ruolo centrale ha la pratica della Mindful Eating (Meditazione consapevole attraverso l’attenzione e la respirazione consapevole).  Un programma strutturato, in cui guiderò il soggetto a far proprio un nuovo stile di vita, a riconoscere i propri segnali interni (fame, sazietà, emozioni), a creare un nuovo rapporto con il cibo utilizzando in modo attento e focalizzato, tutti e 5 i sensi.

Il percorso è particolarmente efficace per tutti quei disturbi caratterizzati da un rapporto condizionato tra emozioni e comportamento alimentare.

Insegnerò specifici esercizi che il paziente imparerà a svolgere quotidianamente in piena autonomia. Essi sono finalizzati a destrutturare i comportamenti alimentari disfunzionali a favore di condotte sane, rispettose del proprio corpo, capaci che di restituire benessere alla mente.

Il soggetto imparerà a concedersi piccole gratificazioni per celebrare il proprio successo. Questo sviluppa il desiderio e la motivazione per continuare a fare di più e meglio.

Solitamente, già alle prime sedute la persona inizia a percepire che qualcosa sta cambiando e che si sente meglio. Questa è una leva importante che lo motiva a continuare il percorso.

Si lavora per spezzare i circoli viziosi della fame emotiva, offrendo l’opportunità di riconoscere i fattori scatenanti (trigger) e il loop (schemi comportamentali ripetitivi) del pilota automatico inconsapevole.

S’indebolisce la cattiva abitudine di consolarsi col cibo e si acquisiscono nuove capacità più sane per non trovare riparo proprio in ciò che fa star male.

Il soggetto imparerà a riconoscere, accettare e lasciar andare le emozioni negative senza reagire d’impulso o tentare di sopprimerle con il cibo.

lo specifico training (un vero e proprio allenamento) che propongo, fatto di teoria e pratica (esercizi di alimentazione consapevole, training cognitivi e comportamentali), supporterà scelte consapevoli relative al cosa, quanto e quando mangiare.

Tutto il lavoro sarà, dunque, finalizzato alla gestione della propria mente, del proprio mondo interiore e dei propri comportamenti i riferimento ad essi.

Se il soggetto lavorerà con continuità, volontà e impegno non solo guarirà, mantenendo nel tempo un sano peso corporeo, ma rimodellerà la propria vita , iniziando ad affrontare tutte le sfide con coraggio e determinazione, senza farsi più travolgere da ansie e paure.

Scegliete di stare bene! Tornate ad essere i protagonisti della vostra vita! Chiedete aiuto

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